Angola: scala 14 posizioni nel Global Peace Index. Più sicurezza e meno corsa agli armamenti

L’Angola sale di 14 posti nel Global Peace Index e si piazza al 78esimo posto a livello mondiale. L’Index, giunto alla 16esima edizione, mostra le tendenze dei diversi Paesi a sviluppare società pacifiche, sulla base di 23 indicatori qualitativi e quantitativi. Copre 163 Paesi, ovvero il 99,7% della popolazione mondiale, misurando la paura della violenza o l’assenza della violenza secondo i dati raccolti annualmente dal 2008. Più basso è il punteggio, più pacifico è il Paese.

Misura

Prodotto dall’Institute for Economics and Peace (IEP), il Global Peace Index (GPI) è la principale misura mondiale della pace globale. Il rapporto presenta l’analisi più completa sulle tendenze della pace, sul suo valore economico e su come sviluppare società pacifiche. I risultati di quest’anno mostrano 87 Paesi in miglioramento e 73 in peggioramento. Alla ricerca collaborano esperti da tutto il mondo e l’Economist Intelligence Unit. Alcuni Paesi cambiano di anno in anno le loro posizioni, altri invece, come l’Islanda e la Nuova Zelanda, sono considerati storicamente “sicuri” o al contrario, come nel caso di Afghanistan e Libia, ritenuti “pericolosi”.

Think tank

L’IEP, fondato da Steve Killelea, è un think tank indipendente, apartitico e senza scopo di lucro con sede a Sydney. Lavora con una vasta gamma di partner a livello internazionale e collabora con organizzazioni intergovernative. L’Angola avanza in classifica grazie alla riduzione delle manifestazioni di violenza, all’impatto minimo del terrorismo e al miglioramento della percezione della sicurezza rispetto alla criminalità. “Ha anche mostrato – ha rilevato Killelea, in una dichiarazione all’agenzia Lusa – un significativo impegno nel finanziamento delle missioni per il mantenimento della pace” nel Continente africano. Il tutto in parallelo con “la riduzione della spesa militare in percentuale sul PIL e anche per l’importazione di armamenti”.

(foto Peace with Love da Pixabay)

Pubblicato da Alessandro Cavaglià

giornalista, appassionato di Africa